23/10/2016
Cocktail entr'Eve et Salluard
Aiguilles d'Entrèves

Rivisitazione in chiave moderna della via Salluard (più variate) sulla parete W dell’Aguille d’Entrèves. Salita in due tempi il 20/10/2016 da Enrico Bonino e Andrea Racchelli, terminata il 22/10/2016 da Enrico Bonino, Ilaria Sonatore e Marco Ghisio.

Le temperature si abbassano, le funivie chiudono, la frenesia lavorativa diminuisce, e la voglia di far scintille cresce. E’ il mio ciclo vitale! L’autunno è davvero il momento più bello dell’anno, per i suoi colori e per la solitudine di cui si può godere in alta montagna. Le prime nevicate cancellano l’arsura di fine estate e ricoprono le pareti e i ghiacciai di un manto delicato, nel vero senso del termine. Delicato perché soffice, delicato perché bianco, delicato perché rende la montagna meno scabrosa, delicato perché ancora fragile. E di questa fragilità bisogna aver timore e rispetto, perché l’autunno non è l’inverno né la primavera, e i crepacci appena ricoperti dai fiocchi rimangono in agguato pronti ad inghiottirci.

Detto questo, da settembre a dicembre è la stagione ideale per coloro a cui piace grattar la roccia coi ramponi al freddo, piuttosto che con le scarpette al caldo, e Andrea è uno di questi. Con lui abbiamo progetti di grandi vie di misto a spasso per le Alpi, pertanto cogliamo l’occasione del suo rientro dalle competizioni di barca a vela per sgranchire un pò gli arti. Dove e come è sempre un’incognita: siamo soliti partire per un obbiettivo e trovarci ad affrontarne tutt’altro. Quindi partiti per salire la goulotte Cheré al Triangle du Tacul ci troviamo ad aprire una via nuova all’Aiguille d’Entreve. Passando spesso alla base di questa parete avevo notato più volte una linea logica che percorre tutto il centro parete fino in vetta. Sapevo dell’esistenza di alcune vie di roccia storiche, ma non ne sono mai rimasto attratto in ottica estiva: esposta a nord, in gran parte costituita da roccia dubbia, con decine di cordate che percorrono la cresta soprastante scaricando sassi a valle da questo versante. Il mio “notare” una linea logica lungo la parete era scontato che fosse in ottica invernale, armato di piccozze e ramponi.

Con Andrea attacchiamo la via senza conoscerne le difficoltà né avendo chiaro dove passino le vie Salluard e Rêve d’entreve, ma semplicemente seguendo il nostro istinto. Lui accetta la sfida, io gasatissimo procedo in avanscoperta. Le difficoltà non sono estreme ma il giusto per far scalare Andrea al suo limite. Arrivati poco oltre la metà della via ci rendiamo conto che gli ultimi due tiri sarebbero troppo difficili per essere percorsi nel breve tempo che ci rimane prima perdere la funivia. D’altronde lui al limite e io in apertura, non potevamo pretendere di essere più veloci. Ma ci siamo molto divertiti e abbiamo proseguito la via per la linea di maggior debolezza verso la spalla ovest. L’uscita in cresta si è però mostrata poco interessante, pertanto avendo terminato il tempo a disposizione siamo rientrati felici della nostra bella giornata. Un pò ero dispiaciuto per non essere arrivati in vetta, dall’altra fremevo per terminare la linea in modo diretto per delle bellissime fessure e diedri che hanno attirato la mia attenzione durante tutta la salita. Due giorni dopo ritorno sul luogo del “misfatto” con Ilaria e Marco per portare a termine la via. Conoscendo i primi tiri procedo veloce e concateno due lunghezze per risparmiare tempo. Cavolo, è sempre una corsa contro il tempo per prendere la funivia, peccato. Siamo una cordata veloce nonostante siamo in tre: Marco su questo terreno è una garanzia, Ilaria per avere un’esperienza recente sul misto, si destreggia più che egregiamente. Arrivati al punto X tiro dritto alla linea che avevo in mente: 35m di placca solcata da fessura perfetta (si… per incastrarci le mani!) che conduce al camino sommitale. Il tiro è da sballo, ci divertiamo tutti molto a scalarlo, una vera chicca. Pochi metri ci separano dalla vetta, sono le 13:15. Dovremmo farcela. Dopo qualche tratto ostico in partenza, in breve siamo tutti in cresta a scaldarci le ossa al Sole. Soli soletti ci godiamo lo spettacolo che ci offre la montagna e la bella giornata passata insieme. Un breve itinerario di grande soddisfazione. Ora tocca a voi!

Si ringraziano gli sponsor Climbing Technology, Millet, Scarpa e Baroli Sport per il supporto. 



Bellezza
    


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